LC23 è un marchio di leisure wear unisex nato di recente per iniziativa di Leo Colacicco, che realizza le collezioni in chiave totalmente hand made e le vende sul proprio sito.

Di recente è stata creata una poltrona con l’obiettivo di riutilizzare tutti gli scarti di tessuti usati nelle passate collezioni. In particolare, per questo primo modello, sono stati impiegati i ritagli di Polartec, tecnotessuto innovativo, ad alte prestazioni e disponibile in numerose varianti.

Da tanta tecnologia nasce così una poltrona, realizzata in Puglia da abilissimi artigiani specializzati, che rispecchia perfettamente lo stile LC23. Dato che si compone di “pezzi” di varie tipologie, appare come un divertentissimo patchwork cromatico, che si estende ai piedini e alle tasche chiuse da zip.

Questo modello sarà realizzato in soli 5 esemplari e acquistabile esclusivamente in pre-order.


The waste that furnish – LC23 is a unisex leisure wear brand recently created on the initiative of Leo Colacicco, which creates the collections in a totally hand made way and sells them on its website.

An armchair was recently created with the aim of reusing all the scraps of fabrics used in past collections. In particular, for this first model, Polartec cuttings were used, an innovative, high-performance techno-fabric available in numerous variants.

From so much technology, an armchair is born, made in Puglia by skilled skilled craftsmen, which perfectly reflects the LC23 style. Since it is made up of “pieces” of various types, it looks like a hilarious chromatic patchwork, which extends to the feet and pockets closed by zip.

This model will be made in only 5 copies and can be purchased exclusively in pre-order.



Attualmente esiste in Danimarca un indirizzo del design, molto ben identificato, focalizzato sull’oggettistica decorativa per la casa. Di questo filone fa parte anche Helle Mardahl, che produce e commercializza vasi in vetro colorato, prevalentemente non trasparente.

La designer soffia a mano vasi di vetro da tavolo simili a caramelle. Ma il suo approccio artigianale va ben oltre la produzione seriale delle stesse caramelle. Essa emerge soprattutto dall’idea dell’irregolarità a tutto campo: invece di creare figure perfette, lascia che nascano sagome tondeggianti un po’ deformate, in modo che ognuna sia unica. A questa casualità si aggiungono variazioni dimensionali e soprattutto una vastissima varietà cromatica.

Con la loro tipica superficie glossy e il loro immancabile coperchio bombato, i vasi di Helle, appaiono come oggetti da pasticceria fiabesca, magici, al di sopra delle variazioni del gusto.


Glass candies – Currently there is a very well identified design address in Denmark focused on decorative objects for the home. Also part of this trend is Helle Mardahl, which produces and markets vases in colored glass, mainly not transparent.

The designer hand blows glass candy-like tabletop vases. But his artisan approach goes far beyond the serial production of the candies themselves. It emerges above all from the idea of full-scale irregularity: instead of creating perfect figures, she lets slightly deformed rounded shapes arise, so that each is unique. To this randomness are added dimensional variations and above all a vast chromatic variety.

With their typical glossy surface and their inevitable rounded cover, the vases by Helle appear like fairy-tale pastry objects, magical, above the variations of liking.



Un’identità audace (e riconoscibile) per la nuova gelateria all’interno del Museo Perlan di Reykjavík. Attraverso un gesto semplice ed economico Mattia Zambotti, giovane designer italiano, si è ispirato alle stalattiti di ghiaccio e ai loro riflessi, per disegnare un soffitto fortemente iconico.
L’insieme delle piramidi di schiuma fonoassorbente, verniciate in bianco e blu, attirano lo sguardo del visitatore in una composizione optical che converge verso un preciso punto focale: i vassoi del gelato.
Nonostante il riferimento naturale impervio, la cruda tavolozza cromatica, e un prodotto poco adatto al clima nordico, il progettista genera uno spazio avvolgente e mutevole.
Forse è proprio la celebrazione del paesaggio locale a dar vita a uno scenario adatto al vasto pubblico che abitualmente affolla il museo.

Glacial ice cream – A bold (and recognizable) identity for the new ice cream parlor inside the Perlan Museum in Reykjavík. Through a simple and economical gesture, Mattia Zambotti, a young Italian designer, was inspired by the ice stalactites and their reflections, to design a highly iconic ceiling.
The set of sound-absorbing foam pyramids, painted in white and blue, attract the visitor’s gaze in an optical composition that converges towards a precise focal point: the ice cream trays. Despite the impervious natural reference, the raw chromatic palette, and a product not very suitable for the Nordic climate, the designer creates an enveloping and changing space.
Perhaps it is precisely the celebration of the local landscape that creates a scenario suitable for
the vast public that usually flocks to the museum.



La lezione di Luis Barragan è evidente, ma per Rodrigo Guerrero è solo il punto di partenza per il progetto della propria casa-studio a Nuevo Leon, in Mexico.

Per l’architetto il gioco tra volumi e colore è fondamentale. E lo esaspera, allontanandosi dalle composizioni calibrate, armoniche e perfino metafisiche del maestro. La complessità tipologica dell’edificio, data da dislivelli, patii, terrazze, asimmetrie e compenetrazioni solide, genera una sequenza ininterrotta di inquadrature dove geometria, luce solare e match cromatici corrispondono a un’infinità di micropaesaggi dalla forte carica visiva. Risulta perfino difficile distinguere nettamente interno ed esterno, anche se l’intonaco ruvido ha un ruolo unificante.

I fotogrammi di Guerrero puntano su tinte forti e calde (in primis arancio e fucsia), con parentesi azzurre, e danno luogo a una vera e propria esperienza emozionale.


Luis Barragan’s lesson is evident, but for Rodrigo Guerrero it is only the starting point for the project of his own home-studio in Nuevo Leon, Mexico.

For the architect, the play between volumes and color is fundamental. And he exasperates it, moving away from the master’s calibrated, harmonic and even metaphysical compositions. The typological complexity of the building, given by unevenness, patios, terraces, asymmetries and solid interpenetrations, generates an uninterrupted sequence of shots where geometry, sunlight and color matches correspond to an infinity of micro-landscapes with a strong visual charge. It is even difficult to clearly distinguish internal and external, even if the rough plaster has a unifying role.

Guerrero’s frames focus on strong and warm colors (primarily orange and fuchsia), with blue brackets, and give rise to a real emotional experience.



Ispirato alla combinazione tra diversi sport, questo progetto di spazio pubblico mirava ad attirare pedoni e passanti attraverso il suo emozionante paesaggio colorato e la sua topografia. La sua morfologia consentiva all’utente di giocare, saltare, arrampicarsi e molte altre attività ricreative. D’altra parte, il progetto contava elementi di seduta, una “piazza degli oggetti” rossa con un ombrellone e un’area lounge per il pedone che desiderava prendersi una pausa dal caldo estivo estremo.

Abbiamo usato i verbi al passato perché questo spazio urbano non esiste più… era stato allestito a Shanghai per la durata dei Giochi olimpici del 2018, poi smantellato subito dopo la manifestazione. Il progetto era stato curato dall’architetto indiano-canadese Amey Kandalgaonkar, noto per le sue proposte futuristiche e visionarie.


Inspired by the combination of different sports, this public space project aimed to attract pedestrians and passersby through its exciting colorful landscape and topography. Its morphology allowed the user to play, jump, climb and many other recreational activities. However, the design featured seating elements, a red “object square” with an umbrella and a lounge area for the pedestrian who wanted to take a break from the extreme summer heat.

We use past tense verbs because this urban space no longer exists… it was set up in Shanghai for the duration of the 2018 Olympic Games, then dismantled immediately after the event. The project was conceived by the Indian-Canadian architect Amey Kandalgaonkar, known for his futuristic and visionary proposals.



Un solo scatto “rubato” a un recente numero di Living Corriere. Nella casa milanese dell’architetto Hannes Peer, una piccola camera verniciata di verde si presenta come una scatola ermetica. Leggermente virato sul giallo, avvolge elementi d’arredo in numero ristretto ma dall’immagine potente: un tatami su un sopralzo in legno, due vasi dalle forme organiche e due lampade psichedeliche.

Per esaltare il ruolo delle superfici dalla cromaticità eretica – del tutto insolita nelle nostre case – è stata utilizzata la vernice al posto dell’idropittura, la cui lucidità fa esibire tutte le irregolarità dei muri e del soffitto.

Il colore è sempre un fattore emozionale, ma qui vuole uscire dalle trame rassicuranti della tradizione borghese nel contesto abitativo. Dissacra un immobile antico, si accosta a pezzi vintage e sfida il minimalismo del tatami. Insomma, le tinte esplosive, specie se primarie, contengono un potenziale inesplorato, a dispetto della loro (apparente) banalità.

(ph. Giulio Ghirardi)


A single shot “stolen” from a recent issue of Living Corriere. In the Milanese home of architect Hannes Peer, a small bedroom painted green looks like an airtight box. Slightly turned to yellow, it envelops furniture elements in a limited number but with a powerful image: a tatami on a wooden shelf, two vases organic-shaped and two psychedelic lamps.

To enhance the role of surfaces with heretical chromaticity – completely unusual in our homes – paint was used instead of water-based paint, the gloss of which exhibits all the irregularities of the walls and ceiling.

Color is always an emotional factor, but here it wants to get out of the reassuring plots of the bourgeois tradition in the residential context. Desecrates an ancient building, approaches vintage pieces and challenges the minimalism of the tatami. In short, the explosive colors, especially if primary, contain an unexplored potential, despite their (apparent) banality.