Oramai la distanza tra arte contemporanea e progettazione digitale è pari a zero. Lo dimostra anche il lavoro di Enmanuel Mastroianni, che contamina la creazione architettonica con quella del manufatto artistico.

Ma non solo. In Plano Virtual l’artista (venezuelano, classe 1990) si avvicina alle esperienze dell’Arte Programmata e Cinetica, ovvero dell’avanguardia degli anni ’60. Innanzitutto quest’opera, un po’ come tutta la produzione di Mastroianni, si pone a crinale tra scultura e arredo: il gioco di sporgenze e rientranze suggerisce una sue funzionalizzazione, come se fosse un room divider.

Il manufatto è costituito da decine di tubolari in verro e da lastre in acrilico. La verniciatura dei tondini in rosa shocking, accostato alle tinte esplosive dei pannelli trasparenti, determina un effetto assai audace, frutto anch’esso di un’espressività pienamente digitale.


Optical functionalist – By now the distance between contemporary art and digital design is zero. This is also demonstrated by the work of Enmanuel Mastroianni, who contaminates architectural creation with that of the artefact.

But not only. In Plano Virtual the artist (Venezuelan, born in 1990) approaches the experiences of Programmed and Kinetic Art, or the avant-garde of the 60s. First of all this work, a bit like all of Mastroianni’s production, is placed on the ridge between sculpture and furniture: the play of protrusions and recesses suggests its functionalization, as if it were a room divider.

The artifact is made up of dozens of boar tubes and acrylic plates. The painting of the rods in shocking pink, combined with the explosive colors of the transparent panels, determines a very bold effect, also the result of a fully digital expressiveness.



Fra le esposizioni collaterali alla recente Biennale di Venezia, ricordiamo quella dedicata a Stanley Whitney.

Nell’opera dell’ artista americano (ma trapiantato in Italia) il colore diventa ritmo. Egli si esprime costantemente attraverso bande geometriche e abbinamenti cromatici. Oramai le sue griglie, che ricorrono in quasi tutti i suoi lavori, sono un gesto oramai automatico e spontaneo. Nasce così uno spartito visivo in cui le tinte si susseguono in chiave intuitiva, come in un componimento della musica barocca. Al primo colpo le sue superfici appaiono razionali e schematiche, ma è il colore, in tutte le sue variazioni contrappuntistiche, a rivelare una forte gestualità.

Le opere di Whitney sono un esempio di forte identità visiva declinata in base alla variabilità della materia cromatica e della pennellata, veri elementi emozionali.


Rhythm, uniformity and variation – Among the collateral exhibitions at the recent Biennale di Venezia, we recall the one dedicated to Stanley Whitney.

In the work of the American artist (but transplanted in Italy) color becomes rhythm. He constantly expresses himself through geometric bands and color combinations. By now his grids, which recur in almost all of his works, are now an automatic and spontaneous gesture. Thus was born a visual score in which the colors follow one another in an intuitive key, as in a composition of Baroque music. At first glance, his surfaces appear rational and schematic, but it is the colour, in all its contrapuntal variations, that reveals a strong gesture.

Whitney’s works are an example of a strong visual identity declined on the basis of the variability of the chromatic material and the brushstroke, true emotional elements.



Formatasi come incisore al Sydney College of the Arts, Chrystie Longworth è stata poi ossessionata dall’argilla, tanto da esplorarne, negli ultimi 15 anni, le sue infinite possibilità.

Il suo marchio Cobalt & Kin è stato forgiato con il mantra “Treasures Worth Keeping”, dove tutti i pezzi sono intrisi di una sensazione di fatto a mano.

Non interessata a competere con la “perfezione” degli oggetti realizzati a macchina, Chrystie è più interessata ai piccoli dettagli che fanno cantare davvero un manufatto.

Anche la collezione di stoviglie proposta di recente rivela questo approccio all’artigianato. Per la realizzazione di piatti, vassoi e ciotole la designer ha rinunciato a ogni strumento meccanico, tornio in primis. Il suo codice espressivo risiede proprio nella irregolarità e nella varietà cromatica, amplificata dalle impronte dei polpastrelli che fanno vibrare la materia.


Fingerprints on material – Trained as an engraver at the Sydney College of the Arts, Chrystie Longworth has since become obsessed with clay, so much so that she has been exploring its infinite possibilities over the past 15 years.

Her brand Cobalt & Kin has been forged with the “Treasures Worth Keeping” mantra, where all her pieces are infused with a handmade feel.

Not interested in competing with the “perfection” of machine-crafted objects, Chrystie is more interested in the little details that really make an artifact sing.

The recently proposed tableware collection also reveals this approach to craftsmanship. For the creation of plates, trays and bowls, the designer has renounced any mechanical tool, especially the lathe. Her expressive code lies precisely in the irregularity and chromatic variety, amplified by the imprints of the fingertips that make the material vibrate.




Questo progetto di Fosbury Architecture rivendica la riappropriazione dello spazio domestico in chiave ludica. Una volta che la maggior parte delle azioni quotidiane (mangiare, giocare, fare la spesa, ecc.) può essere esternalizzata, il design degli interni può essere liberato dal funzionalismo e adattato ai rituali puri.

L’installazione è concepita come una serie di volumi che interpretano le abitudini più convenzionali (dormire, conversare, rilassarsi, ecc.) attraverso volumi elementari che fungono da supporto espositivo e pratico.

Questa scena abitativa – dai caratteri assai radicali, a dire il vero – è concepita come un interno monomaterico e monocromo rivestito di pelliccia sintetica, assunta come sinonimo di comfort e di intimità. Un unico ambiente immersivo accoglie un’ampia gamma di occupazioni informali nella Galleria Magazin di Vienna. L’intrattenimento è affidato a una serie di cortometraggi, vere e proprie performance filmiche di vari autori.


Pure comfort – This project by Fosbury Architecture claims the re-appropriation of domestic space in a playful key. Once most of the daily actions (eating, playing, shopping, etc.) can be outsourced, interior design can be freed from functionalism and adapted to pure rituals.

The installation is conceived as a series of volumes that interpret more conventional habits (sleeping, conversing, relaxing, etc.) through elementary volumes that act as display and practical support.

This living scene – with very radical characteristics, to tell the truth – is conceived as a mono-material and monochrome interior covered in synthetic fur, taken as a synonym of comfort and intimacy. A single immersive environment accommodates a wide range of informal occupations in the Gallery Magazin Vienna. Entertainment is entrusted to a series of short films, real filmic performances by various authors.



Lo scorso aprile è apparsa un’altra “invenzione” della maison Balenciaga. Il direttore creativo Demna Gvasalia ha voluto un restyling del tutto particolare (e temporaneo) dello store di Londra, in Mount Street. Per promuovere la nuova versione di Le Cagole, la borsetta iconica del marchio parigino, il negozio è stato rivestito completamente da pelliccia sintetica a pelo lungo di color rosa. Pavimento, pareti, espositori, sedute e scaffali hanno assunto così un effetto tattile e visivo assai audace, capace di travolgere il cliente in un trip polisensoriale.

L’uso di questo materiale non è affatto nuovo – si pensi ai gruppi radicali degli anni ’60 e ’70 – ma in questa realizzazione esso appare totalizzante e immersivo, soprattutto grazie alla tinta unita, percepibile anche dalla strada, attraverso le vetrine.


Pink like the panther – Last April, another “invention” from the Balenciaga Maison appeared. The creative director Demna Gvasalia wanted a very special (and temporary) restyling of the London store, in Mount Street. To promote the new version of Le Cagole, the Parisian brand’s iconic handbag, the store was completely covered in long-haired pink synthetic fur. Floor, walls, displays, seats and shelves have thus taken on a very bold tactile and visual effect, capable of overwhelming the customer in a multi-sensory trip.

The use of this material is by no means new – think of the radical groups of the 1960s and 1970s – but in this creation it appears all-encompassing and immersive, above all thanks to the solid colour, which can also be perceived from the street, through the shop windows.



Il Goetheanum è un edificio monumentale progettato da Rudolf Steiner, che ne fu anche il fondatore. Egli definì lo definì come “un edificio vivente posto all’interno di un corpo plastico”: la plasticità delle forme deriva da un uso organico e visionario del cemento armato a vista, al tempo un materiale del tutto eterodosso.

Si trova a Dornach (nei pressi di Basilea, Svizzera) e rappresenta una delle rare architetture del filone espressionista. A quasi un secolo dalla sua inaugurazione è un’opera poco conosciuta. Oggi è un centro congressi, ma in origine era un centro di studi antroposofici.

I volumi interni, flessuosi e dinamici, sono stati decorati – non sappiamo se su indicazione di Steiner o se in virtù di interpretazioni successive – con colori intensi ma sbiaditi, rarefatti disomogenei, che creano l’immagine di caverne artificiali, da forte coinvolgimento spirituale.


Esoteric caves – The Goetheanum is a monumental building designed by Rudolf Steiner, who was also its founder. He defined it as “a living building placed inside a plastic body”: the plasticity of the forms derives from an organic and visionary use of exposed reinforced concrete, at the time a completely heterodox material.

It is located in Dornach (near Basel, Switzerland) and represents one of the rare architectures of the expressionist vein. Almost a century after its inauguration, it is a little known work. Today it is a congress center, but it was originally a center of anthroposophical studies.

The internal volumes, supple and dynamic, have been decorated – we do not know if on the recommendation of Steiner or if by virtue of subsequent interpretations – with intense but faded colors, rarefied and inhomogeneous, which create the image of artificial caves, with a strong spiritual involvement.