GELATO GLACIALE
GLACIAL ICE CREAM

INTERIOR | REYKJAVÍK

Un’identità audace (e riconoscibile) per la nuova gelateria all’interno del Museo Perlan di Reykjavík. Attraverso un gesto semplice ed economico Mattia Zambotti, giovane designer italiano, si è ispirato alle stalattiti di ghiaccio e ai loro riflessi, per disegnare un soffitto fortemente iconico.
L’insieme delle piramidi di schiuma fonoassorbente, verniciate in bianco e blu, attirano lo sguardo del visitatore in una composizione optical che converge verso un preciso punto focale: i vassoi del gelato.
Nonostante il riferimento naturale impervio, la cruda tavolozza cromatica, e un prodotto poco adatto al clima nordico, il progettista genera uno spazio avvolgente e mutevole.
Forse è proprio la celebrazione del paesaggio locale a dar vita a uno scenario adatto al vasto pubblico che abitualmente affolla il museo.

Glacial ice cream – A bold (and recognizable) identity for the new ice cream parlor inside the Perlan Museum in Reykjavík. Through a simple and economical gesture, Mattia Zambotti, a young Italian designer, was inspired by the ice stalactites and their reflections, to design a highly iconic ceiling.
The set of sound-absorbing foam pyramids, painted in white and blue, attract the visitor’s gaze in an optical composition that converges towards a precise focal point: the ice cream trays. Despite the impervious natural reference, the raw chromatic palette, and a product not very suitable for the Nordic climate, the designer creates an enveloping and changing space.
Perhaps it is precisely the celebration of the local landscape that creates a scenario suitable for
the vast public that usually flocks to the museum.

FOTOGRAMMI CROMATICI
CHROMATIC PHOTOGRAMS

ARCHITECTURE | RAMIRO GUERRERO

La lezione di Luis Barragan è evidente, ma per Rodrigo Guerrero è solo il punto di partenza per il progetto della propria casa-studio a Nuevo Leon, in Mexico.

Per l’architetto il gioco tra volumi e colore è fondamentale. E lo esaspera, allontanandosi dalle composizioni calibrate, armoniche e perfino metafisiche del maestro. La complessità tipologica dell’edificio, data da dislivelli, patii, terrazze, asimmetrie e compenetrazioni solide, genera una sequenza ininterrotta di inquadrature dove geometria, luce solare e match cromatici corrispondono a un’infinità di micropaesaggi dalla forte carica visiva. Risulta perfino difficile distinguere nettamente interno ed esterno, anche se l’intonaco ruvido ha un ruolo unificante.

I fotogrammi di Guerrero puntano su tinte forti e calde (in primis arancio e fucsia), con parentesi azzurre, e danno luogo a una vera e propria esperienza emozionale.

 

Luis Barragan’s lesson is evident, but for Rodrigo Guerrero it is only the starting point for the project of his own home-studio in Nuevo Leon, Mexico.

For the architect, the play between volumes and color is fundamental. And he exasperates it, moving away from the master’s calibrated, harmonic and even metaphysical compositions. The typological complexity of the building, given by unevenness, patios, terraces, asymmetries and solid interpenetrations, generates an uninterrupted sequence of shots where geometry, sunlight and color matches correspond to an infinity of micro-landscapes with a strong visual charge. It is even difficult to clearly distinguish internal and external, even if the rough plaster has a unifying role.

Guerrero’s frames focus on strong and warm colors (primarily orange and fuchsia), with blue brackets, and give rise to a real emotional experience.

IL GIOCO DURATO POCO
THE GAME LASTED LITTLE

GAME PARK | SHANGHAI

Ispirato alla combinazione tra diversi sport, questo progetto di spazio pubblico mirava ad attirare pedoni e passanti attraverso il suo emozionante paesaggio colorato e la sua topografia. La sua morfologia consentiva all’utente di giocare, saltare, arrampicarsi e molte altre attività ricreative. D’altra parte, il progetto contava elementi di seduta, una “piazza degli oggetti” rossa con un ombrellone e un’area lounge per il pedone che desiderava prendersi una pausa dal caldo estivo estremo.

Abbiamo usato i verbi al passato perché questo spazio urbano non esiste più… era stato allestito a Shanghai per la durata dei Giochi olimpici del 2018, poi smantellato subito dopo la manifestazione. Il progetto era stato curato dall’architetto indiano-canadese Amey Kandalgaonkar, noto per le sue proposte futuristiche e visionarie.

 

Inspired by the combination of different sports, this public space project aimed to attract pedestrians and passersby through its exciting colorful landscape and topography. Its morphology allowed the user to play, jump, climb and many other recreational activities. However, the design featured seating elements, a red “object square” with an umbrella and a lounge area for the pedestrian who wanted to take a break from the extreme summer heat.

We use past tense verbs because this urban space no longer exists… it was set up in Shanghai for the duration of the 2018 Olympic Games, then dismantled immediately after the event. The project was conceived by the Indian-Canadian architect Amey Kandalgaonkar, known for his futuristic and visionary proposals.

VERDE ERETICO
HERETIC GREEN

INTERIOR | MILANO

Un solo scatto “rubato” a un recente numero di Living Corriere. Nella casa milanese dell’architetto Hannes Peer, una piccola camera verniciata di verde si presenta come una scatola ermetica. Leggermente virato sul giallo, avvolge elementi d’arredo in numero ristretto ma dall’immagine potente: un tatami su un sopralzo in legno, due vasi dalle forme organiche e due lampade psichedeliche.

Per esaltare il ruolo delle superfici dalla cromaticità eretica – del tutto insolita nelle nostre case – è stata utilizzata la vernice al posto dell’idropittura, la cui lucidità fa esibire tutte le irregolarità dei muri e del soffitto.

Il colore è sempre un fattore emozionale, ma qui vuole uscire dalle trame rassicuranti della tradizione borghese nel contesto abitativo. Dissacra un immobile antico, si accosta a pezzi vintage e sfida il minimalismo del tatami. Insomma, le tinte esplosive, specie se primarie, contengono un potenziale inesplorato, a dispetto della loro (apparente) banalità.

(ph. Giulio Ghirardi)

 

A single shot “stolen” from a recent issue of Living Corriere. In the Milanese home of architect Hannes Peer, a small bedroom painted green looks like an airtight box. Slightly turned to yellow, it envelops furniture elements in a limited number but with a powerful image: a tatami on a wooden shelf, two vases organic-shaped and two psychedelic lamps.

To enhance the role of surfaces with heretical chromaticity – completely unusual in our homes – paint was used instead of water-based paint, the gloss of which exhibits all the irregularities of the walls and ceiling.

Color is always an emotional factor, but here it wants to get out of the reassuring plots of the bourgeois tradition in the residential context. Desecrates an ancient building, approaches vintage pieces and challenges the minimalism of the tatami. In short, the explosive colors, especially if primary, contain an unexplored potential, despite their (apparent) banality.

GIORNATE COLORATE
COLORFUL DAYS

JEWELS | HERMÈS

Anche piccoli accessori possono rallegrare la nostra vita quotidiana. Ovviamente in chiave glamour. Lo sa bene Hermès, che ha affidato a Philippe Cramer lo studio di un braccialetto (Duo) e di un portachiavi (Arc-en-Ciel) che rispecchiano in pieno la filosofia del celebre brand parigino.

Il cliente può divertirsi scegliendo e combinando a piacimento (già nell’acquisto online) strisce di cuoio con triplo accostamento cromatico: sopra, sotto e bordo. Nel caso del bracciale, le due fascette vengono unite da una clip in oro (soluzione che lo rende reversibile), mentre nel secondo caso si ricorre a una vite.

In entrambi i prodotti il designer svizzero è riuscito a interpretare con freschezza l’identità del cuoio a forte spessore, ovvero il DNA di Hermès, lasciandone trasparire la bellezza attraverso la tintura.

Per gossip, il braccialetto era in vendita sul sito della maison a 250€ ed è già andato a ruba…

 

Even small accessories can brighten up our daily life. Obviously in a glamorous key. Hermès knows this well, and has entrusted Philippe Cramer with the study of a bracelet (Duo) and a key ring (Arc-en-Ciel) that fully reflect the philosophy of the famous Parisian brand.

The customer can have fun choosing and combining at will (already in the online purchase) strips of leather with triple color combination: above, below and edge. In the case of the bracelet, the two bands are joined by a gold clip (a solution that makes it reversible), while in the second case a screw is used.

In both products, the Swiss designer has managed to freshly interpret the identity of thick leather, or the DNA of Hermès, letting its beauty shine through the dyeing.

For gossip, the bracelet was on sale on the maison’s website for € 250 and has already been sold out…

SOTTO LA STRADA
UNDER THE ROAD

STREET ART | BUENOS AIRES

Martín Ron è uno street painter molto attivo, che sta trasformando l’identità dei paesaggi periferici attraverso segni molto forti.

Egli è autore di varie installazioni permanenti lungo l’Avenida General Paz, nei punti in cui questo cavalcavia urbano crea complicati grovigli in corrispondenza con altre arterie di Buenos Aires. Più precisamente, gli interventi di Ron, avvenuti con finanziamento pubblico, riguardano il sottofondo delle carreggiate multiple. L’artista ha voluto cambiare magicamente il luogo, che le persone esplorano, percepiscono in una chiave insolita, stabilendo sul piano visivo un’interazione del tutto nuova.

Qui Ron abbandona momentaneamente il proprio mondo figurativo a favore di un mood astratto-geometrico. Strisce nere o grigio chiaro definiscono zone altamente cromatiche, quasi a rispecchiare la dinamicità veicolare che sta al di sopra.

 

Martín Ron is a very active street painter who is transforming the identity of peripheral landscapes through very strong signs.

He is the author of various permanent installations along Avenida General Paz, at the points where this urban overpass creates complicated tangles in correspondence with other arteries of Buenos Aires. More precisely, Ron’s interventions, which took place with public funding, concern the background of multiple carriageways. The artist wanted to magically change the place, which people explore, perceive in an unusual key, establishing a completely new interaction on the visual level.

Here Ron temporarily abandons his own figurative world in favor of an abstract-geometric mood. Black or light gray stripes define highly chromatic areas, almost reflecting the vehicular dynamism that lies above.