IL MONDO È GRIGIO, IL MONDO È BLU

INTERIOR | SCEG

Nasce per conciliare passato e presente l’ufficio progettato da Sceg Architetti, destinato a uno studio legale ed esteso 120 metri quadrati.
Al centro dell’intervento, battezzato Agorà, l’uso magico e abile del colore: la scena è dominata dalla tensione tra grigio scuro e blu elettrico. Le superfici prendono il sopravvento sugli arredi, quasi tutti su misura. Stefano Carera ed Eirini Giannakopoulou, titolari dello studio, fanno riferimento a “un arredo iconico in un tempo sospeso”, reinterpretazione delle atmosfere metafisiche di De Chirico, trasposte dalla città agli spazi del vivere quotidiano.
Il colore riveste quasi tutto lo spazio, rendendolo irreale, innaturale. Questa bicromia dialoga direttamente con la forma, la materia, la luce e la dimensione rendendo il luogo plastico, immobile, quasi artificiale.
Insomma, con lo sguardo rivolto al passato si riesce a (re)interpretare la legge della classicità in chiave contemporanea con risultati davvero inusuali.

 

The world is gray, the world is blue – The office designed by Sceg Architetti was created to reconcile past and present, intended for a law firm and covering 120 square meters.
At the center of the intervention, baptized Agora, the magical and skilful use of color: the scene is dominated by the tension between dark gray and electric blue. The surfaces take precedence over the furnishings, almost all made to measure. Stefano Carera and Eirini Giannakopoulou, owners of the studio, refer to “an iconic piece of furniture in a suspended time”, a reinterpretation of De Chirico’s metaphysical atmospheres, transposed from the city to the spaces of everyday life.
Color covers almost all the space, making it unreal, unnatural. This two-tone dialogue directly with form, matter, light and size, making the place plastic, immobile, almost artificial.
In short, with an eye to the past it is possible to (re)interpret the law of classicism in a contemporary key with truly unusual results.

L’ARCOBALENO A BRESCIA

PUBLIC ART | NATHALIE DU PASQUIER

Dai suoi esordi nell’ambito del gruppo Memphis a oggi, il lavoro di Nathalie Du Pasquier si è sempre collocato a cavallo tra pittura, decorazione, pattern design e quanto contribuisce a conferire alle superfici una forte personalità figurativa.
Le sue forme viaggiano tra geometria e colore, tra geometria piana e 3D. Insomma, l’approccio perfetto per affrontare un recente incarico professionale che vede l’artista di Bordeaux affrontare questa nuova installazione urbana, denominata “Mind the Gap”.
La stazione Vittoria della metropolitana di Brescia, inaugurata in tempi molto recenti, è stata disegnata proprio da Nathalie, che ha dato anima e identità ai volumi preesistenti: combinando fra loro le piastrelle colorate di Mutina secondo una griglia geometrica elementare, l’artista interpreta il tema dell’inclusione. L’arcobaleno, simbolo di tante rivendicazioni per l’uguaglianza sociale, si propaga nel sottosuolo, in senso soprattutto metaforico.

 

The rainbow in Brescia – From her beginnings within the Memphis group to today, Nathalie Du Pasquier’s work has always been placed between painting, decoration, pattern design and how much it contributes to giving surfaces a strong figurative personality.
Her shapes travel between geometry and color, between plane and 3D geometry. In short, the perfect approach to tackle a recent professional assignment that sees the Bordeaux artist tackle this new urban installation, called “Mind the Gap”.
The Vittoria station of the Brescia underground, inaugurated very recently, was designed by Nathalie, who gave soul and identity to the pre-existing volumes: by combining the colored tiles of Mutina according to an elementary geometric grid, the artist interprets the inclusion theme. The rainbow, a symbol of many claims for social equality, spreads underground, in a metaphorical sense above all.

LE 50 SFUMATURE DEL BERE

PACKAGING | SOLO WORKS

Per ora resta sollo un acuto divertissement digitale, ma rappresenta una proposta di grande interesse visivo per coloro che esplorano Instagram a caccia di esperienze cool.

Will Davies, designer di cui non conosciamo la nazionalità e il range generazionale, ha studiato di recente un sistema grafico per identificare una linea (rigorosamente immaginaria) di bevande alcoliche alla frutta.

Qui tutto è minimale: la classica lattina da 33 cl, i font e l’impaginazione. Eppure, con abilità da millenial, inonda la superficie cilindrica con colori vitaminici, che variano a seconda degli ingredienti.

Davies crea dei giochi di nuance sottese da due colori di partenza. Le lattine, tutte insieme, compongono una chiazzatura che cattura l’occhio, chiaramente con l’intento di catturare il fruitore del prodotto (che ancora non esiste).

 

The 50 shades of drinking – For now it remains only a sharp digital divertissement, but it represents a proposal of great visual interest for those who explore Instagram in search of cool experiences.

Will Davies, a designer whose nationality and generational range we do not know, recently studied a graphic system to identify a (strictly imaginary) line of fruit alcoholic beverages.

Here everything is minimal: the classic 33 cl can, the fonts and the layout. Yet, with millennial skill, it floods the cylindrical surface with vitamin colors, which vary according to the ingredients.

Davies creates play of nuances subtended by two starting colors. The cans, all together, make up a spot that catches the eye, clearly with the intention of capturing the user of the product (which does not yet exist).

ARGILLA COME CARTA

HANDCRAFT | PAOLA PARONETTO

«Paper clay [è] un materiale fatto di argilla, carta povera e fibre di cellulosa che conferiscono all’oggetto cotto una speciale leggerezza. La natura composita del paper clay richiede un lavoro lento di aggiunte e stratificazioni, e le caratteristiche sempre diverse delle materie prime fanno in modo che il procedimento non sia mai replicabile in modo esatto».

È la stessa Paola Paronetto, dalla campagna friulana, a rivelarci l’essenza delle sue creazioni. Le sue collezioni di vasi, tutti esemplari unici, sono il frutto di una tecnica perfezionata in anni di dedizione a una materia che rivela potenzialità sempre nuove.
La diversità tra un pezzo e l’altro è dovuta anche alle scelte cromatiche della smaltatura, che generano straordinarie palette basate su colori di mezzo tono, tra le nuance del sorbetto e delle spezie più intense. I suoi vasi, che sembrano corolle instabili, seducono negli still life fotografici ma portano al paesaggio domestico tanta poesia.

 

Clay as paper – «Paper clay [is], a material made of clay, lean paper and cellulose fibers that give the baked object a special lightness. The composite nature of the paper clay requires a slow work of additions and stratifications, and the always different characteristics of the raw materials mean that the process can never be exactly replicated».

It is Paola Paronetto herself, from the Friulian countryside, who reveals the essence of her creations. Her collections of vases, all unique specimens, are the result of a technique perfected over years of dedication to a material that reveals ever new potential.
The diversity between one piece and another is also due to the chromatic choices of the glazing, which generate extraordinary palettes based on mid-tone colors, including the nuances of sorbet and more intense spices. Her vases, which look like unstable corollas, seduce in photographic still lifes but bring a lot of poetry to the domestic landscape.

LA CASA TRATTEGGIATA

SET UP | BIENNALE DI VENEZIA 2021

A tre mesi dalla conclusione della Biennale di Venezia, i bilanci coinvolgono anche la qualità e l’incisività degli allestimenti. Fra i più significativi viene annoverato il padiglione dell’Uzbekistan, che contiene un modello in scala 1:1 della sagoma di una casa mahalla, realizzato in tubolare d’acciaio smaltato di giallo.

Le tradizionali abitazioni mahalla sono un modello abitativo/architettonico ma anche un sistema di vita comunitaria radicato nella storia del paese, mantenuto anche attraverso le interpretazioni moderniste sovietiche e ancora presente nella capitale Taskent. Queste case tendono a crescere in base all’espansione del nucleo familiare, raramente per più di due piani, formando quartieri ad alta a forte coesione sociale.

L’installazione, intitolata “Mahalla: Urban Rural Living”, è stata progettata dai professori dell’ETH di Zurigo Emanuel Christ e Christoph Gantenbein.

The hatched house – Three months after the conclusion of the Venice Biennale, the balances also involve the quality and incisiveness of the set-ups. Among the most significant is the Uzbekistan pavilion, which contains a 1:1 scale model of the outline of a mahalla house, made of yellow-enamelled steel tubing.

Traditional mahalla dwellings are a housing/architectural model but also a system of community life rooted in the country’s history, also maintained through Soviet modernist interpretations and still present in the capital Tashkent. These houses tend to grow based on the expansion of the family unit, rarely for more than two floors, forming high-socially cohesive neighborhoods.

The installation, entitled “Mahalla: Urban Rural Living”, was designed by ETH Zurich professors Emanuel Christ and Christoph Gantenbein.

UN BLU CHIAMATO ELETTRICO

TREND | SPECIAL COLOURS

Nonostante il susseguirsi dei colori di tendenza, il blu elettrico continua a risultare vincente e apprezzatissimo nel mondo del design. Insomma, sempre attuale.

In voga già nell’ultima decade del XIX secolo, prende il nome dal bagliore di aria ionizzata prodotto da scariche elettriche; in particolare, è il risultato dell’emissione spettrale di atomi di ossigeno e azoto presenti nell’aria, ionizzati ed eccitati, che ricadono sugli stati non eccitati.

Sublimato nell’arte (e anche brevettato) da Yves Klein negli anni ’50 del secolo scorso, è tutt’oggi presente nella decorazione degli interni (sia classici che contemporanei), nella caratterizzazione delle facciate e nella personalizzazione dei prodotti di ogni tipo.
È l’unico colore psichedelico a non apparire estremo, tanto da costituire la gradazione usata per lo sfondo della bandiera dell’Europa.

Dal 1976 è stato anche il tono della bandiera francese (poiché visivamente incisivo con l’introduzione della tv a colori), riportato nel 2020 dal presidente Macron alla nuance adottata ai tempi della Rivoluzione.

 

A blue called Electric – Despite the succession of trendy colors, electric blue continues to be winner and highly appreciated in the world of design. In short, always current.

In vogue since the last decade of the nineteenth century, it takes its name from the glow of ionized air produced by electrical discharges; in particular, it is the result of the spectral emission of oxygen and nitrogen atoms present in the air, ionized and excited, which fall on the non-excited states.

Sublimated in art (and also patented) by Yves Klein in the 1950s, it is still present today in interior decoration (both classic and contemporary), in the characterization of facades and in the customization of products of all kinds.

It is the only psychedelic color that does not appear extreme, so much so that it constitutes the gradation used for the background of the European flag.

Since 1976 it has also been the tone of the French flag (as it is visually incisive with the introduction of color TV), brought back in 2020 by President Macron to the nuance adopted at the time of the Revolution.