PIXEL DI NYLON

ARTE | HIVA ALIZADEH

La galleria The Flat – Massimo Carasi (Milano) ospita, fino al 31 ottobre, “Nomad Chants”, la prima mostra personale in Europa di Hiva Alizadeh (Kerman, Iran, 1989). L’artista “dipinge” paesaggi cromatici, porzioni di spazi con ciocche di capelli sintetici multicolori per cogliere l’essenza della simultaneità globale partendo dalla sua cultura nomadica insita nei tappeti iraniani. Oriente e Occidente si compenetrano attraverso extension di capelli in nylon. I tappeti pop-poveristi di Alizadeh, strutturati su una gamma di colori vivacissimi, sono da toccare, pettinare, oltre che da guardare. Le ciocche vaporose si sovrappongono e intersecano generando ritmi, voci e suoni, in una complessa fenomenologia percettiva.

Nella mostra curata da Jacqueline Ceresoli, una serie di “arazzi” tessuti con capelli sintetici, di produzione cinese, fluttuano nello spazio bianco della galleria. Il codice espressivo richiama il linguaggio in pixel fibrosi tipico della cultura digitale.

TREMORI ROSSI

ARTE | SHIOTA CHIHARU

L’artista berlinese Shiota Chiharu è noto per spettacoli e installazioni che esprimono l’intangibile: ricordi, ansia, sogni, silenzio e altro ancora. In altre parole, “The Soul Trembles” (“tremori dell’anima”), spesso originate dall’esperienza personale, tradotti visivamente e nello spazio in potenti installazioni costituite da fili rossi (o neri).

A Tokyo, al Mori Art Museum, fino al 20 ottobre, la più grande mostra personale dedicata a Shiota Chiharu. Il titolo fa riferimento alla volontà dell’artista di condividere esperienze “tremanti” dell’esistenza derivate da emozioni senza nome.

L’installazione invade una parte del museo nelle forme di una massa di sottili corde intrecciate di color rosso fiamma: un’enorme ragnatela tridimensionale. I visitatori, coinvolti in una situazione di tipo immersivo, possono percepire il significato della vita e del cammino interiore.

LA MICRO-SCENA DELL’ARTE

URBAN ART | MORAG MYERSCOUGH

Vampate di geometria e tinte vivacissime. Sul piano iconografico, il lavoro dell’artista londinese Morag Myerscough è inequivocabile: è come se manufatti privi di personalità e di connotazione attendessero gli interventi di Morag, carichi di allegria e lontani da ogni intellettualismo.

Molto prolifica, ha recentemente riqualificato dei volumi tecnici in cemento armato a Greenwich, in una zona di espansione residenziale e terziaria alle porte di Londra. I pattern shocking si insinuano negli interstizi tra gli edifici e un percorso ciclopedonale in quota.

I contesti di espansione delle metropoli, si sa, sono veri e propri laboratori del presente… e questa installazione della Myerscough (che spesso lavora sugli allestimenti temporanei) sembra voler aprire un nuovo orizzonte sperimentale proprio attraverso l’uso colore alla micro-scala, soprattutto nei classici non-luoghi ritagliati tra manufatti di largo interesse.

LA FIAMMA NCS

ARCHITETTURA | JEAN NOUVEL

Possiede una fortissima carica emozionale, ma è il frutto di una fortissima razionalità progettuale. Jean Nouvel ha progettato la torre per uffici recentemente inaugurata nell’area portuale di Marsiglia, che si colloca in un paesaggio fortemente artificializzato e “tecnico”.

Le facciate dell’edificio sono composte da una fitta sequenza di pannelli e componenti che attribuiscono alle superfici una spiccata tridimensionalità e un’insolita leggerezza.

Fondamentale è il coinvolgimento del Sistema NCS. L’architetto seleziona una trentina di nuance comprese tra il rosso e il blu, dai toni più accesi a quelli più tenui, distribuiti sulle facciate in senso asimmetrico ma ordinato per gradazione. Come si compenetrano gli strati costruttivi, così si sovrappongono anche i codici colore, determinando gradazioni complesse.

Una fiammata che si stempera verso l’azzurro, con un impatto paesaggistico unico e dinamico.

DAL MARRONE AL VERDE

INTERIOR | LOUIS VUITTON

È innegabile che Virgil Abloh ha guidato Louis Vuitton verso una traiettoria completamente nuova, fondendo il lusso con uno stile da strada come nessun altro. Il tocco magico del direttore creativo non si manifesta solo attraverso gli sguardi sulla passerella, ma anche nel regno della vendita al dettaglio.

L’ultimo pop-up sore del marchio di moda francese a New York lo dimostra. Il Lower East Side di solito è considerato troppo spigoloso per essere associato al livello più alto della moda, ma è proprio qui che è emerso lo spazio commerciale pop-up più sorprendente di Louis Vuitton fino ad oggi. Sia la facciata che l’interno sono immersi in una tonalità verde brillante. Una scelta a dir poco sbalorditiva, soprattutto perché la maison parigina ha orientato le proprie palette verso tutt’altro range cromatico (primo fra tutti il marrone).

Cosa c’è dentro? Soltanto la collezione uomo a/i 2019 di Louis Vuitton. La boutique è rimasta aperta fino al 21 luglio.

ABITARE IN UNA NUVOLA GRIGIA

INTERIOR | MATT WOODS

Nel progettare una villa non particolarmente grande, il designer australiano Matt Woods affronta il tema del colore delle pareti in termini decisamente audaci, sebbene il colore prescelto è il grigio.

Perché allora la scelta è ardita? Innanzitutto perché avvolge con una medesima (e insolita) tinta l’intero spazio abitativo, che comprende perfino un living a doppia altezza, superando brillantemente il rischio di monotonia. E poi perché, senza la pretesa di imitare la texture del cemento armato a vista, fa introdurre nella tinteggiatura l’effetto nuvolato che, da una certa distanza, l’occhio ricompone parzialmente in una superficie più soft della semplice tinta unita.

Su questo sfondo si muovono arredi dalle tonalità basse: lavagna, legno naturale, azzurro polvere. E il vuoto prevale sul pieno.