Nike ha svelato la prima sneaker a mani libere, la GO FlyEase. Progettata sia per gli atleti che per le persone in movimento, è costruita attorno a una cerniera bistabile, che le consente di essere sicura sia in stato completamente aperto che completamente chiuso. Il progetto (super-innovativo) include un tallone Kickstand, che imita il modo di bloccare da dietro le scarpe senza deformarlo, e un “trampolino” che crea un plantare continuo per comfort e stabilità. Infine, una fascia tenditrice mantiene la scarpa nelle sue posizioni aperta o chiusa.

Proposta in due palette cromatiche, quella più chiara è una vera sinfonia di tinte pastello, assai luminose, giocate su uno spettro cromatico molto ampio, compreso l’accento verde fluo.

Ogni componente si distingue dall’altro proprio grazie al colore, in una sorta di scomposizione anatomica, dentro e fuori dal piede.


Race towards the revolution – Nike unveiled the first hands-free sneaker, the GO FlyEase. Designed for both athletes and people on the go, it is built around a bistable hinge, which allows it to be secure in both fully open and fully closed states. The design includes a Kickstand heel, which mimics the way to block from behind shoes without deforming it, and a “trampoline” that creates a continuous footbed for comfort and stability. Finally, a tension band keeps the shoe in its open or closed positions.

Proposed in two color palettes, the lighter one is a real symphony of pastel shades, very bright, played on a very wide chromatic spectrum, including the fluorescent green accent.

Each component stands out from the other thanks to its color, in a sort of anatomical decomposition, inside and outside the foot.



Il ristorante tailandese Ping Pong a Brisbane, in Australia, è caratterizzato da un menu divertente e da interni iper-rosa. Lo studio Derlot è stato incaricato di tutti gli aspetti del design, compresi gli interni, i mobili su misura, lighting e branding.

La parte principale del ristorante è una vera e propria festa sensoriale, con oltre 300 lampade a sospensione sferiche che evidenziano i dettagli effervescenti sia dei piatti che degli spazi.

Il rosa shocking è stato selezionato attentamente, in chiave personalizzata, e applicato a ogni elemento d’arredo e di finitura: le sedie Picket, i tessuti, la tinteggiatura delle pareti e la resina del pavimento.

A quell’esperienza monocolore si contrappone la sala Jungle, giocata sui toni del verde, sulle stampe vegetali e sulle luci basse. Essa rappresenta la “zona tranquilla” per i commensali: nascosta dalla vista principale, una zona-pranzo segreta.


Shocking Thai – Ping Pong Thai restaurant in Brisbane, Australia features a fun menu and an hyper-pink interior. The Derlot studio was in charge of all aspects of the design, including interiors, bespoke furniture, lighting and branding.

The main part of the restaurant is a real sensory feast, with over 300 spherical pendant lamps that highlight the effervescent details of both the dishes and the spaces.

The shocking pink was carefully selected, in a personalized way, and applied to every furnishing and finishing element: the Picket chairs, the fabrics, the painting of the walls and the resin of the floor.

The Jungle room contrasts with that one-color experience, played on shades of green, plant prints and low lights. It represents the “quiet zone” for diners: hidden from the main view, a secret dining area.



L’ex laboratorio di un artista vetraio, ubicato a Bunde, vicino a Maastricht, è stato trasformato in una guest house su progetto dello studio De Nieuwe Context. L’impegno dei due progettisti è stato quello di mantenere l’identità originaria di officina.

Lo spazio è ora una scatola bianca a doppia altezza, con arredi in legno naturale, molto semplici e rétro. La scena domestica è però dominata da un volume verde chiaro in legno laccato, che assolve a un doppio ruolo: è una scala per accedere al soppalco e simultaneamente un ampio mobile da cucina. Attrezzature e funzioni sono occultate da ante, le cui fughe compongono un lieve pattern geometrico.

Tanta luce, continuità visiva, arredi tradizionali e una coraggiosa nota cromatica compongono uno spazio di evidente matrice nordeuropea, dove memoria e contemporaneità trovano un brillante punto d’incontro.


A vital staircase – The former workshop of a glass artist, located in Bunde, near Maastricht, has been transformed into a guest house designed by the De Nieuwe Context studio. The commitment of the two designers was to maintain the original workshop identity.

The space is now a double-height white box, with natural wood furnishings, very simple and retro. The domestic scene is however dominated by a light green volume in lacquered wood, which fulfills a double role: it is a staircase to access the mezzanine and simultaneously a large kitchen cabinet. Equipment and functions are hidden by doors, whose joints make up a slight geometric pattern.

Lots of light, visual continuity, traditional furnishings and a bold chromatic note make up a space with an evident Northern European matrix, where memory and contemporaneity find a brilliant meeting point.



A 7 anni dalla sua inaugurazione, il Tranferium di Nijmegen rappresenta uno dei più importanti interventi nell’ambito delle infrastrutture di trasporto pubblico nei Paesi Bassi.

L’enorme parcheggio di biciclette fa parte del complesso della stazione centrale, nel sotterraneo di un edificio alto 15 piani destinato a residenza per studenti.

La qualificazione estetica degli spazi interni del deposito è stata affidata a Jan van der Ploeg, uno dei massimi pittori olandesi contemporanei. Attraverso un’estesissima applicazione cromatica, l’artista inonda di colori esplosivi pavimenti, soffitti e pilastri per un totale di diverse migliaia di metri quadri.

La disposizione rettilinea delle rastrelliere viene contraddetta da macro-campiture sghembe, che conferiscono all’ambiente un forte effetto tridimensionale.

A dispetto della sua tecnicità e della sua funzione “di massa”, questo intervento approda a una condizione immersiva, dove le tinte sature si coniugano con un’illuminazione brillante.


The bike house – Seven years after its inauguration, the Nijmegen Tranferium represents one of the most important interventions in the field of public transport infrastructure in the Netherlands.

The huge bicycle park is part of the central station complex, in the basement of a 15-storey high building used as a student residence.

The aesthetic qualification of the interior spaces of the warehouse was entrusted to Jan van der Ploeg, one of the greatest contemporary Dutch painters. Through a very extensive chromatic application, the artist floods floors, ceilings and pillars with explosive colors for a total of several thousand square meters.

The rectilinear arrangement of the racks is contradicted by skewed macro-backgrounds, which give the environment a strong three-dimensional effect.

In spite of its technicality and its “mass” function, this intervention reaches an immersive condition, where saturated colors are combined with brilliant lighting.



Natalia Bryantseva, fondatrice e direttrice creativa della gioielleria russa Avgvst, ha sempre sognato di aprire un negozio dotato di caffetteria, anche nella convinzione di accrescere l’afflusso della clientela. Questo intento si è concretizzato nel nuovo flagshipstore di San Pietroburgo, di cui Crosby Studios ha progettato l’“esperienza totale”.

Il negozio è frazionato in tre aree, destinate rispettivamente alla vendita, alla reception e al bar.
I punti di ispirazione sono la cappella Notre Dame du Haut di Le Corbusier e il vaso curvo di Alvar Aalto. Ma quei riferimenti vengono interpretati in chiave assolutamente personale proprio grazie all’uso del colore.

Le superfici dei locali vengono trattate a effetto cemento umido, mentre ogni elemento di arredo (comprese le quinte ondulate che raccordano fra loro le tre zone) è giallo acido. Un match esplosivo e originalissimo, riconducibile a un assemblaggio di scatole grezze in cui vengono collocati pochi oggetti in forte risalto.


Coffee among the jewels – Natalia Bryantseva, founder and creative director of the Russian jewelry Avgvst, has always dreamed of opening a shop with a cafeteria, also in the belief of increasing the influx of customers. This intent has materialized in the new St. Petersburg flagship store, of which Crosby Studios has designed the “total experience”.

The shop is divided into three areas, intended respectively for sales, the reception and the bar.

The points of inspiration are the Notre Dame du Haut chapel by Le Corbusier and the curved vase by Alvar Aalto. But those references are interpreted in an absolutely personal way through to the use of color. The surfaces of the rooms are treated with a wet concrete effect, while every furniture element (including the wavy quints that connect the three areas together) is acid yellow. An explosive and highly original match, attributable to an assembly of raw boxes in which a few objects are placed in strong prominence.



Nel mondo della moda, l’idea stessa del colore coincide con il nome di Missoni, la cui riconoscibilità risiede proprio nei fantasmagorici pattern cromatici applicati soprattutto nella maglieria.

Torniamo a parlarne poiché lo scorso 11 febbraio Ottavio Missoni, fondatore dell’azienda assieme a sua moglie Rosita, avrebbe compiuto 100 anni. Lontano dal glamour milanese, il “grande vecchio” del Made in Italy – fu un pioniere della moda industrializzata già negli anni ’50 – Missoni concepiva il prodotto come risultato di processi emotivo-percettivi da un lato, ma dall’altro come di un’interazione con i fermenti artistici del dopoguerra, in particolare la pittura astratto-geometrica.

Tra pennarelli e fogli a quadretti, “Tai” amava create personalmente i pattern che poi sarebbero diventati golf, abiti da sera, sciarpe e perfino arazzi (per Saporiti, negli anni ’80).

Missoni ha trasformato il colore come un linguaggio universale, capace di sopravvivere alle trasformazioni del gusto e dei consumi.


Hundred years of color – In the world of fashion, the own idea of color coincides with the name of Missoni, whose recognizability lies precisely in the phantasmagoric chromatic patterns applied especially in knitwear.

We talk about it again because on 11 February Ottavio Missoni, founder of the company together with his wife Rosita, would have turned 100. Far from the Milanese glamor, the “great old man” of Made in Italy – he was a pioneer of industrialized fashion as early as the 1950s – Missoni conceived the product as the result of emotional-perceptive processes on the one hand, but on the other as a interaction with the artistic ferments of the postwar period, in particular abstract-geometric painting.

Between felt-tip pens and squared paper, “Tai” loved to personally create the patterns that would later become sweaters, evening dresses, scarves and even tapestries (for Saporiti, in the 1980s).

Missoni has transformed color as a universal language, capable of surviving the transformations of style and consumption.